I presupposti filosofici dell’illuminazione

illuminazionePrima di passare a considerare sinteticamente la visione di  Plotino e di rapportarla a quella buddista, è necessario fare una premessa, per così dire metodologica.

Quale è il presupposto “filosofico” dell’illuminazione? Ha in altre parole l’illuminazione, il risveglio, una possibilità di fondazione che costituisca anche un suo presupposto razionale e filosofico, oppure no? E’ questo il tema che vogliamo brevemente toccare, pena la non comprensione di tutto il discorso a venire sulla philosophia perennis.

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Plotino e Buddha

plotino e buddhaTerminato questo breve ciclo (sintetico e propedeutico) dedicato all’anima-continuità, vorrei soffermarmi un po’ su Plotino e Buddha, cercando analogie fra le due rispettive visioni della realtà.

Non sarà qualcosa di filologicamente testato (!). Ma solo di una serie di parallelismi “intuitivi” che possano darci l’idea della struttura di una filosofia perenne, interpretata attraverso la chiave della contemporaneità (la mia esistenza).

Plotino (in greco antico Πλωτίνος, traslitterato in Plōtínos; Licopoli, 203/205 – Minturno (o Suio), 270) è stato un filosofo greco antico. È considerato uno dei più importanti filosofi dell'antichità, erede di Platone e padre del neoplatonismo. 
(da Wikipedia)

Anima come eternità del sentire

mareQuando abbiamo iniziato la serie di questi brevi articoli sull'”anima”, abbiamo sottolineato come la ricerca dell’esistenza di un quid che si sottragga al disfacimento del corpo non sia un fatto di esclusiva pertinenza religiosa, ma un problema legato alla ragione.

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Morte e Realtà

big bangOra che abbiamo condotto una rapida e quanto mai sintetica trattazione della questione dell’anima in Oriente e in Occidente, cerchiamo di capire se e in che modo tale questione resti ancora aperta nel mondo contemporaneo.

Perché sembra ormai assodato in sede scientifica che gli stati mentali siano strettamente associati all’attività cerebrale e dunque non si vede davvero che cosa potrebbe restare dell’individuo dopo la cessazione del suo apparato fisico.

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Metafore dell’anima: il carro alato…

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L’anima in Occidente è strettamente connessa con il principio razionale. Non a caso già in Parmenide e in Eraclito il logos (discorso, ragione), sia pur differentemente concepito, sta alla base di tutto ciò che esiste, ma fonda le sue radici proprio nel principio razionale, nella cognizione di cui l’uomo è la massima espressione vivente fra tutti gli esseri mortali.

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Anima come ego in Oriente

egoSe in Occidente l’anima veniva nel suo punto più alto ad identificarsi con il nucleo immediato, intuitivo e dunque non-duale che è sotteso alle operazioni conoscitive umane, in Oriente si visse un’intenso travaglio culturale sul senso del sé (o atman) identificato con l’anima individuale.

Qui non possiamo ripercorrere la battaglia socio-culturale che si scatenò tra i sostenitori dell’atman o sé (per lo più appartenenti a coloro che ponevano nei testi sacri dei Veda la trasmissione e la rivelazione delle fondamentali verità metafisiche) ed i sostenitori dell’anatman o non-sé quali furono il Buddha e i suoi seguaci.

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Anima e cognizione in Occidente

animaDa sempre l’uomo ha cercato di colmare lo iato della morte con la credenza in un “qualcosa” che sopravviverebbe alla fine organica del proprio corpo.

Non c’è cultura, tradizione, popolo che non si sia posto in qualche modo la questione dell’ “anima”, offrendo ad essa le più svariate risposte.

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